L’incontro con Emma Arizza, che il 5 maggio suonerà presso il Padiglione Italiano di EXPO 2015, è avvenuto in una pizzeria di Como, ammetto che sono un amico di famiglia, conosco mamma, papà e le due sorelle. Grazie a questa corsia preferenziale sono riuscito ad avere l’intervista con la diciottenne davanti ad una pizza.
Quello che difficilmente mi perdonerò è il ritardo col quale ho raggiunto Emma al ristorante: è vero, stiamo parlando di cinque minuti, causa assenza parcheggio, tutto inattaccabile, ma potevo pensarci prima, mettere in atto quelle azioni che avrebbero evitato questa nota stonata. Lei mi aspettava fuori, io le andavo incontro più veloce che potevo, ci siamo salutati come al solito con un sorriso. Mi ha subito detto che aveva accennato alla cameriera, che conosce, che quella sera non era sola, sarebbe stata in compagnia di un amico, la cameriera avrebbe fatto finta di capire, incuriosita da questa nuova “amicizia”. Io ho il doppio dei suoi anni, potete immaginare gli occhi delle persone che ci hanno accolto nel locale, lei era molto divertita dalla cosa e io pure, anche se non nascondo che quasi non vedevo l’ora dell’entrata dei genitori dalla porta, una presenza scenica che avrebbe spiegato senza parole uno psicodramma, sono solo un amico. Dopo l’ordine della pizza le chiedo come stesse e di raccontarmi le sensazioni post-diploma a cui avevo assistito, avvenuto poche settimane prima. Emma è un fiume in piena, mi ringrazia della presenza a quello e ad altri appuntamenti passati, sento che ha tanta voglia di parlare, sento anche che quando si parla di musica scatta un qualcosa nella sua testa, potrebbe parlare ininterrottamente, nessun problema per me, qualcuno per l’intervista … dopo il primo lunghissimo periodo decido di farle le domande in scaletta e guidarla un pochettino.
Quando hai iniziato a suonare il violino?
Ho iniziato a sei anni circa, facevo danza classica, parallelamente ho iniziato a suonare il violino perché aveva un suono molto dolce, diciamo che mi assomigliava: piccolo, esile, ma con un suono molto forte, potente ed energico.
I tuoi studi sono finiti da poco e anche piuttosto bene, come ti senti?
Mi sento con un peso in meno, il rapporto col Conservatorio è stato molto lungo. Ora guardo al futuro con coraggio e positività, l’esperienza che mi aspetta in Inghilterra è sì entusiasmante ma anche molto dura, per fortuna ci sarà il mio cucciolo, il mio violino, sempre con me.
Erano molti anni che, almeno a Como, non si vedeva un esame così brillante nella classe di violino, dieci, lode e menzione d’onore, il Conservatorio ti ha proposto qualcosa a tale proposito? La possibilità di fare un concerto?
Mi fa cenno con la mano, avvicinando il pollice all’indice facendo un cerchio quasi perfetto: ZERO
Sei stata una dei pochissimi studenti su duecento ad esser stata ammessa al Royal College di Londra, fra l’altro l’unica italiana, perché hai deciso di tentare l’ammissione in Inghilterra?
La mia idea di studiare all’estero dopo il diploma c’era da tempo. L’Italia sento che non può darmi una solida professionalità, non mi son trovata male in conservatorio ma sento che il rapporto è finito. Gli Stati Uniti son troppo lontani, la Germania ha una lingua che non mi entusiasma, conoscevo il Royal College, ho visitato il sito, mi pareva tutto organizzato bene, al momento dell’audizione mi sono innamorata dell’ambiente. Il livello generale degli insegnanti è molto alto, molti sono concertisti. È, in ultimo, un posto dove la musica ha il rispetto e la considerazione che merita.
Quali sono le situazioni che ti dispiace di più lasciare?
La famiglia prima cosa, poi gli amici e sicuramente il mio trio.
Ti dedichi molto anche al trio con le due tue sorelle, sei preoccupata della lontananza, oltre che affettiva?
Sono un po’ preoccupata della lontananza, bisognerebbe crescere insieme e studiare insieme, la musica da camera la vivo come un genere molto serio e che necessita di parecchio tempo passato insieme ai compagni. Fra l’altro non so se avrei approcciato con la musica da camera senza le mie sorelle, sono stata molto fortunata, il fatto di poterlo fare in casa mi ha dato quella spinta per capirne l’importanza.
Hai o avete appuntamenti concertistici vicini che vi attendono?
Sì, tutti appuntamenti col trio, il 9 aprile a Sovico, il 3 maggio a Masnago, il 5 maggio all’Expo, al padiglione Italia, il 13 maggio a Monte Olimpino nel comasco, il 14 luglio a Como all’aperto, al monumento ai caduti, il 15 agosto a Novara.
Quali sono state le situazioni più divertenti e quelle più importanti vissute con la musica fino ad ora?
La più importante il concerto in Romania, debutto con l’orchestra, ho suonato il Concerto di Sibelius per violino e orchestra, ho preso un premio speciale, migliore italiana al concorso di Barlassina, da cui è nato questo appuntamento. I paesi dell’est per il violino sono una tappa difficile, non abbiamo potuto provare se non da capo a fondo una volta tutto, è stata un’esperienza straordinaria, c’era la mia famiglia e alcuni amici. La sala era bellissima, bellissima l’acustica, ho dormito in albergo, ti senti professionista e almeno in quel momento lo sei.
I momenti più divertenti sono senz’altro quelli passati con le mie sorelle, Master-Class, concorsi, concerti, succede sempre un imprevisto e noi lo prendiamo sempre con molto entusiasmo, comunque spesso qualcosa di musicale legato al viaggio che come concetto adoro.
Cosa ti piacerebbe fare da grande?
La musicista sicuramente, il trio sicuramente è una strada che vorrei proseguire, è qualcosa che vedo molto nel mio futuro. Anche una carriera da solista non mi dispiacerebbe per nulla, comunque suonare il più possibile, vedere sempre posti nuovi e sicuramente insegnare.
C’è qualcuno che vorresti ringraziare per il supporto di questo lungo percorso?
Sicuramente tutta la mia famiglia per il supporto morale e non solo, ma un ringraziamento particolare va al mio liutaio Marcello Villa, lui è il papà del mio violino, colui che ha dato vita allo strumento che possiedo, lo cura e io mi sento molto tranquilla con lui a fianco, davvero una persona straordinaria. (A breve pubblicheremo su EsteticaMente l’intervista con Marcello Villa ndD) Un altro particolare ringraziamento va al mio caro Maestro Gianluca Febo, sempre di supporto e quello che si può definire una guida sicura.
Hai qualche consiglio da dare ai giovani?
Guardarsi intorno, cercare di avere più contatti possibili con i compagni, parlare e confrontarsi, ascoltare altri insegnanti e prendere le cose buone da ciascuno, non precludersi delle strade, mantenere la mentalità aperta, le esperienze portano ad altre esperienze.
Per approfondimenti sull’autore suonato in Romania clicca il link qui accanto Sibelius
