L’incontro con Danilo Mascetti, che aprirà Expo 2015, è stato molto interessante, anche se forse lui si aspettava un’intervista più formale. Come prima cosa lo invito a fare colazione in un bar di Como dove hanno delle brioche buonissime, lui accetta con gran piacere. La lentezza nel finire la brioche mi fa capire che ha molta voglia di parlare, e di parlare di musica.
Mi informo sui suoi trascorsi scolastici: ha un diploma al Liceo di scienze sociali con orientamento musicale, al momento frequenta il biennio in pianoforte al Conservatorio G. Verdi di Milano sotto la guida del Maestro Balzani e frequenta periodicamente le lezioni del Maestro Dvorkin. Della laurea in pianoforte non ne parla se non dopo una domanda diretta, forse il 110 con lode e menzione d’onore lo imbarazza un pochino. Dopo il caffè iniziamo l’intervista trasferendoci nella sede della Scuola di musica Polifonie di Como.
Prima di iniziare con le domande dirette, gli chiedo degli ultimi concerti tenuti, ci sono tanti modi di affrontarli e voglio capire il suo. Mi racconta del concerto a Londra del 2 febbraio, va molto fiero della sua idea, quella di costruire concerti con un tema, quest’ultimo era “il diabolico” in musica. C’era un musicologo in sala che introduceva i brani, arricchendo il tutto con immagini. Il repertorio spaziava da Liszt a Stravinsky, oltre a brani dei due compositori ha voluto inserire delle trascrizioni fatte da Pabst e Agosti.
A quanti anni hai iniziato a studiare pianoforte?
Ho iniziato a metterci le mani sopra a cinque anni.
Cosa pensi dei concorsi? Ne hai fatto qualcuno?
È un po’ strana la situazione dei concorsi, la reputo misteriosa, una volta non mi hanno ammesso per “troppa personalità”, dopo tanti complimenti mi hanno buttato fuori. Mi piace la competizione, soprattutto quando l’esito è positivo. Non so se servano per la carriera, forse serve più l’immagine e un marketing adeguato. Non saprei cosa ci vuole per vincere un concorso. Lo trovo molto utile a livello di preparazione, uno stimolo per arrivare ad una certa professionalità nel suonare. La cosa bella è che devi imparare a concentrarti e ad esibirti quando è il momento, non puoi farti trovare impreparato.
Cosa pensi degli insegnanti di pianoforte?
Molti non sanno bene come portarti ad un livello professionale, un insegnante vero dovrebbe indicarti la strada per arrivare al massimo delle tue capacità, lavorare con pazienza insieme a te senza lasciarti passare atteggiamenti che potrebbero nuocerti in un futuro. Io ho quasi sempre trovato insegnanti bravissimi, come quelli attuali ad esempio.
Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti concertistici?
Primo maggio per Expo al padiglione Italia, ora da stabilire, comunque nel tardo pomeriggio. Il tema e il titolo che ho voluto dare è “Liszt e gli Italiani”, l’organizzazione mi ha chiesto, tramite il Conservatorio di Milano, di intervenire durante l’apertura, la cosa mi ha fatto molto piacere. Il programma è così strutturato: Studi da Paganini, 3 Sonetti del Petrarca e 2 Leggende, il tutto di Liszt.
Il 22 agosto a Praga suonerò il secondo concerto per pianoforte e orchestra di Liszt per “Summer Prague Festival”.
Mi dicevi durante la colazione che stai organizzando un Festival?
Sì, nel comasco, Arte Solidale Festival, avrà inizio il 15 maggio e finirà a fine giugno. La mini stagione di concerti si svolgerà in ville, hotel e anche in un convento, una serie di concerti benefici per il progetto “Possiamo farcela!” dell’Associazione Coordinamento Comasco delle realtà di accoglienza per minori, suonerò io ma anche colleghi musicisti dei quali mi fido molto. Il 5 Maggio al Teatro Carducci (Salone E. Musa) di Como ci sarà la presentazione con interventi musicali.
Cosa ti spinge a organizzare una stagione benefica?
I miei studi e la mia famiglia mi hanno aiutato ad avvicinarmi all’ambiente del sociale, ne sono molto contento, mi piace l’idea di accostarmi ad esso con la mia musica. Sono socio di una casa-famiglia per minori, il coordinamento è provinciale e tocca molte realtà. Conosco un gruppo di artisti che lavora bene, in maniera professionale, ho chiesto e ottenuto date e disponibilità da parte di tutti, musicisti e realtà locali. Ciascun appuntamento musicale è a tema e con un filo conduttore. Mi piace unire pezzi conosciuti ad altri meno commerciali. Se riesco a far qualcosa che fa bene anche agli altri sono molto contento.
Noto una certa predilezione per Liszt, confermi?
Paradossalmente no, in questo periodo mi capita di suonarlo abbastanza, suono brani di tutti i compositori, chi più chi meno, studiandoli e approfondendoli li apprezzo sempre di più. Difficile stilare una classifica, quelli che sento più vicini a me sono Bach, Schubert, Debussy sopra a tutti, mi piace moltissimo Tchaikovsky, bello abbinare questi compositori a momenti diversi della vita.
Come ti poni con la musica che si scrive oggi?
Mi pongo con grande apertura e curiosità, il requisito minimo è che mi piaccia la musica e che mi comunichi qualcosa. Mi è capitato, ad esempio, di suonare Ligeti con molto piacere, altri autori li trovo inascoltabili.
Cosa vorresti fare da grande?
Suonare il più possibile ma anche insegnare, ho visto che mi piace. I prossimi dieci anni saranno cruciali per questo tipo di scelta e per capire che strade si apriranno.
L’intervista si chiude, ma le nostre chiacchiere vanno avanti con la promessa di rivederci e condividere ancora momenti di comprensione reciproca. Gli rinnovo un grandissimo in bocca al lupo convinto che questo pianista ventiduenne farà bene, molto bene.

Per chi vuole ascoltare un po’ di Liszt