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Un amico… coi tacchi

Tempo fa sono andata a sparare al poligono di tiro. Tra le cose che mi sono state dette, una che mi ha fatto fare un sorriso con uno strascico di riflessione é stata:”Sei proprio un amico da bar perfetto”.

Al di là della location attribuita, da me frequentata abitualmente e di cui non nego una certa predilezione, il fatto di essere vista come un compagno di scorribande, mi ha fatto fare un paio di ragionamenti.
Alcuni sono stati talmente profondi che poi ho dovuto controllare se ero ancora bionda.
Scherzi a parte, é stato divertente.
Andare a sparare intendo. Poi anche rendersi conto che alcune persone ci vedono come non penseremmo mai.
Il fatto è che l’immagine che proponiamo non sempre corrisponde a quello che potrebbe passare nell’analisi altrui. Il giudizio approssimativo, la chiacchiera di paese sotto osservazione delle comari di turno ci sarà sempre e francamente mi fa anche tenerezza pensare che ci siano persone dotate di elaborata fantasia. Peccato buttarla così, consiglierei piuttosto un corso d’intaglio della frutta o scrittura creativa. Ecco.
La cosa curiosa invece è il pensiero maschile.
Sono cresciuta in mezzo al testosterone, ho calpestato campetti da calcio, preso pallonate da stordirmi e sono ancora in piedi, malgrado tutto.
Smontare motorini era uno dei programmi più seguiti nei sabati pomeriggio adolescenziali e se qualcuno scommetteva a braccio di ferro, sapevo già come finiva. Mai bene per me, ma ci provavo sempre.
Ho trovato nei maschi il gruppo perfetto.
Poche balle, nessuna competizione per il vestito migliore, i pettegolezzi erano cose da donne frivole, roba da poco, il senso di squadra, invece, immenso.
Sapevo le storie di tutti e le so ancora.
C’è chi mi chiede un parere da”uomo a uomo” solo per il gusto di sapere cosa ne pensa una donna che ormai è cresciuta, ma forse non ai loro occhi.
Quando ho detto ad un paio di amici: “Oh, sabato vado a tirare al poligono”, gli ho sentito dire: “Beh, strano che tu non lo avessi ancora fatto”.
Quindi aspettativa.
Quindi da me c’era da immaginarselo.
Però a questo punto mi chiedo: se so fare le saldature, riparare i rubinetti e pulire i filtri, ho meno chance di essere vista come una donzella. È questo che intendete? É questo che passa?
Mi rendo conto di fare l’uomo in moltissime occasioni, lo so, è uno stato da cui certe volte mi piacerebbe liberarmi, ma stando sempre da sola o con i miei compagni di camerata non sempre è facile.
Sono indipendente, la mia libertà me la tengo stretta, è stata una conquista faticosa, ma che mi permette di essere quella che sono oggi. Mi permette di sedermi ad un tavolo da sola, di andare al cinema, di viaggiare, di prendere decisioni confrontandomi solo con me stessa, tutto questo sotto gli occhi incuriositi di tutti quelli e quelle che invece non lo farebbero mai.
Ma so stare perfettamente in compagnia, vè.
Sono un animale perfetto da tenere in gruppo, sono la battuta finale che chiude un discorso e che pochi osano dire; se tutti aspettano una presa di posizione, ecco, nell’indecisione generale, sono quella che la fornisce.
Sono quella che si prende la responsabilità e cerca anche di giocarsela bene.
Sono il giullare di corte a cui vengono aperte le porte del castello per intrattenere gli ospiti assopiti dal vino e dalle fanciulle starnazzanti.
Sono il mediano, l’amico per la birra, quello con cui guardi la finale di Champions.
Sono quella che se si mette un paio di tacchi, forse non la riconosci. O non le credi.
Eppure dovresti.
É più facile cibare l’oca per poi tirarle il collo che mettersi in discussione con me.
Sono impegnativa e lo so, ma riesco ad adattarmi alle situazioni e alle persone fino a che la voglia e la motivazione mi assistono.
Faccio di testa mia, prendo ammonizioni ovunque, ascolto e cerco di stare tra le righe per quanto sia possibile, a volte vado oltre, ma ne sono sempre consapevole.
Se però affrontiamo il discorso flirt, ecco che ci sono delle crepe.
Tutto quello che vi ho appena raccontato non sempre giova alla mia carriera sentimentale.
Il punto è che arriviamo ad essere “i migliori amici con le tette”, chi più chi meno ovvio, ma garantisco che se passa il messaggio bestfriend, anche una quarta esuberante potrebbe non essere più sufficiente.
Finiamo per essere le donne perfette da chiamare in caso di crisi mistica, quelle che forniscono un divano in caso di abbandono del tetto coniugale, quelle che ci sono sempre perché è sempre stato così.
Quelle che se gli piaci forse non riescono a dirtelo e non per mancanza di carattere o di “palle”, semplicemente perché rischierebbero di non essere credute o ancora più triste, si sentirebbero in difetto loro, nel non voler rovinare “un così bel rapporto”.
Se poi il tutto è accompagnato da una risata, la cosa potrebbe rivelarsi grottesca per non dire drammatica.
Ad ogni modo, ci tengo a precisare, che il porto d’armi non mi interessa, non sono andata a sparare per regolare i conti con nessuno.
Aggiungo anche che continuerò a guardare la Champions, a bere birre sugli spalti, a fornire parole e risate a tutti quelli che ci sono sempre stati, anche perché credo che la mia forza sia proprio questa.
E se servirà mettersi dei tacchi e dichiararsi, lo farò.
Senza battute, senza risate, ma forse anche senza tacchi, perché il vero problema del sentirsi all’altezza non è mio. È di quelli che sono abituati a vederti come vorrebbero.
Le parole sparate potrebbero intontire qualcuno, ma conoscendomi, fornirei anche il giubbotto antiproiettile per attutire i colpi.
Sono o non sono un tesoro di amico?
Un amico… coi tacchi ultima modifica: 2017-06-27T15:47:44+00:00 da Clara

Su Clara

Sono cresciuta a libri,moda e rock'n'roll. Mangio arte fin da piccola e ho sempre saputo che mi sarei occupata dell'immagine in tutto quello che la riguarda. Dopo i canonici anni di Liceo Artistico frequento l'Istituto Marangoni e l'Accademia del Lusso e della Moda a Milano dove spazio tra creazioni, styling e scrittura di settore. Ho una passione per il vintage a cui do una seconda vita, riutilizzando accessori e complementi d'arredo la cui immagine si stravolge e ne esce completamente rinnovata, la linea si chiama Resurrection Design, un nome che è tutto un programma, ma soprattutto una filosofia sulle possibilità. Scrivo, disegno e dispenso consigli su quello che sarà cool, una sorta di guida semiseria di quello che fotografo in giro per la City con l'occhio marcato dall'eyeliner e che racconto come se fosse una storia. Rido tanto, sogno molto e macino chilometri...ma sempre con un certo stile!

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