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Matteo Collura - Il maestro di Regalpetra, vita di Leonardo Sciascia

Matteo Collura – Il maestro di Regalpetra, vita di Leonardo Sciascia

Il maestro di Regalpetra, vita di Leonardo Sciascia di Matteo Collura è un’emozione continua per tutti coloro che hanno sempre letto ed amato l’opera di Sciascia, il suo perenne dubitare, il suo costante ricercare, le sue intuizioni che hanno cambiato, come pochi altri scrittori, il pensiero e la riflessione in questa Italia bistrattata dalla mediocrità.

Una biografia emozionante

Un biografia prodigiosa, una descrizione semplice e profonda della vita di uno dei più grandi intellettuali del secolo novecento. Matteo Collura, non solo biografo ma anche ultimo allievo di Leonardo Sciascia, con questo libro in memoria del suo maestro, ci fa vivere un’esperienza immensa, un cammino che attraversa buona parte del secolo passato seguendo la vita del “Maestro di Regalpetra”, dai suoi primi anni di vita allo sviluppo dell’uomo, del pensatore, del ricercatore di verità.
Il libro è un’emozione continua per tutti coloro che hanno sempre letto ed amato l’opera di Sciascia, il suo perenne dubitare, il suo costante ricercare, le sue intuizioni che hanno cambiato, come pochi altri scrittori, il pensiero e la riflessione in questa Italia bistrattata dalla mediocrità.
Per chi non avesse mai letto i suoi libri bisogna dire che Sciascia è sempre stato di quella scuola che preferiva dire le cose difficili in maniera semplice, delle sue trenta e passa pubblicazioni poche hanno superato le cento pagine, la sintesi e la praticità sono sempre state due delle caratteristiche che l’hanno portato ad essere uno degli intellettuali più influenti mai vissuti in questo Paese.

Da Racalmuto al mondo

È un percorso che parte da lontano quello che ci propone Collura, dalla Sicilia montanara anni trenta, dove Sciascia nasce e si forma, in una terra dove le pirrere (le miniere di zolfo) sono ormai divenute la principale forma di sostentamento della popolazione e il tempo passa in maniera polverosa, tra una bettola, un circolo ed una ruralità ormai introvabile in nessun angolo dell’isola.
In verità la biografia inizia con il momento finale della vita del maestro, le ore che precedono il funerale in casa sua durante il lutto. Siamo nel 1989 ed ad un certo punto arriva un telegramma dalla Francia, è il saluto che porta il Presidente della Repubblica francese Francois Mitterand al grande maestro Leonardo Sciascia. Subito si intuisce la grandezza dello scrittore che, vivendo quasi tutta la vita a Racalmuto, nel profondo entroterra siculo, lontano dai mondani salotti intellettuali delle grandi città, è riuscito a diventare il riferimento di una generazione, al punto tale che uno degli uomini più potenti del mondo gli invia un telegramma personale al momento della sua morte.

L’amore per la lettura

È una vita difficile quella di Sciascia, che dovrà affrontare alcuni drammi familiari atroci che ne scalfiranno l’anima e ne influenzeranno l’opera. Ma fin da piccolo, nonostante vivesse in un luogo così povero e chiuso al mondo esterno, riconosce che la vita gli ha regalato un dono unico: la lettura ed il conseguente amore per i libri e per la ricerca della verità. A dodici anni Sciascia ha già letto più di trecento libri, li scova in tutte le case dei parenti, li legge avidamente, comincia a scrivere influenzato dai grandi francesi, dal paesaggio circostante, dalla povera popolazione sicula di quegli anni, dalla sua Racalmuto, paese di poco meno di diecimila abitanti nell’entroterra agrigentino.

Anche qui un rimando a Racalmuto. E sarà sempre un guardare il mondo da quel paese o un ridurre il mondo alle dimensioni di quel paese. Ci si dovrà intendere quando Sciascia dirà che la Sicilia è la metafora del mondo: il siciliano guarda al mondo perché il mondo gli è entrato in casa. Non può farne a meno. Il siciliano – lo voglia o no – è inquilino della storia.

Una penna sempre pronta a dubitare

Arricchita di tanti dettagli e curiosità, come le lettere che si scriveva con Calvino, questa biografia ripercorre il cammino di un intellettuale vero, profondo, attento a tutti i più importanti eventi sociali del secolo che sta vivendo. Dallo sfruttamento dei minatori all’assassinio di Aldo Moro, la penna di Sciascia è sempre pronta a dubitare, a stimolare nel lettore l’uso della ragione, a ricercare costantemente la verità attraverso lo studio e l’analisi minuziosa dei fatti.
Dai gialli di mafia ai racconti del popolo, dal romanzo storico alle metafore politiche, Sciascia non si è mai tirato indietro dall’indagare e dal dire la sua. Come quando punta il dito contro Il Gattopardo e gli onori che sta ricevendo dalla critica al momento dell’uscita nel 1958, identificando nei gattopardi una delle cause del sottosviluppo della Sicilia, sempre pronti a cambiare bandiera secondo il nuovo occupante, mai interessati alla sviluppo della propria terra e attenti esclusivamente a mantenere ciò che hanno accumulato nei secoli di sfruttamento della terra (leggere a riguardo “il quarantotto”, racconto all’interno dell’opera “Gli zii di Sicilia”), affermazioni che gli valgono il soprannome di Anti-gattopardo e tante, come sempre, aspre critiche. O come uno dei suoi più importanti articoli di sempre, I professionisti dell’antimafia pubblicato sul Corriere della sera nel 1986, in cui lo scrittore punta il dito contro tutte quelle personalità del mondo pubblico e politico che utilizzano l’antimafia come strumento per fare carriera: dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ponendosi alla città come uomo anti-mafia non permette il dissenso, a Paolo Borsellino, reo quest’ultimo di essere divenuto Procuratore della Repubblica a Marsala solo perché era un giudice che stava lavorando ai processi di mafia e che viene promosso a discapito di altri giudici più anziani a cui spettava quel posto.

Un uomo semplice e complesso insieme

Sciascia è un uomo complesso e semplice allo stesso tempo, pensa, legge e scrive troppo, ed è un continuo divenire di rivelazioni. Come il libro L’affaire Moro che spingerà Pannella ad andare in Sicilia per convincerlo a candidarsi con i radicali e che porterà Sciascia in Parlamento a Roma e verrà inserito all’interno della Commissione Speciale sul caso Moro, scontrandosi quotidianamente con chi voleva mettergli i bastoni tra le ruote. Alla fine di questo periodo dirà : “E così mi sono reso conto che quanto avevo scritto nel mio libro, non soltanto era giusto, ma vero”.
Troppo vasta la sua opera, per questo è bello leggere questa sua biografia, perché dà una visione totale dell’uomo, dello scrittore, del pensatore. Quanto ci mancano oggi uomini come lui, quanto ci mancano delle guide, dei riferimenti, quanto siamo poveri oggi senza Sciascia. Da molti dei sui libri sono stati tratti splendidi film dai più grandi registi dell’epoca, da Elio Petri a Damiano Damiani. Le sue opere sono state tradotte in molte lingue, anche in cinese. Quando andava a Parigi era circondato da editori, giornalisti e scrittori che non smettevano mai di fargli domande, più amato lì che a Roma, dov’era visto sempre con sospetto e fastidio, per le sue affermazioni pesanti contro la DC ed i palazzi del potere. Non so se ci ne saranno altri Sciascia nel futuro, sicuramente nessuno potrà mai eguagliare la raffinatezza del suo pensiero sulle questioni più importanti della contemporaneità.

Citazione d’autore

Oltre ad un invito sincero a leggere questa splendida biografia, tra le altre cose arricchita da tante foto del maestro, per tutti coloro che amano lo scrittore ed il suo pensiero, ricordo anche, qualora si dovesse passare da Racalmuto, di visitare la meravigliosa Fondazione Sciascia sita all’ingresso del paese proprio nella via intitolata all’eretico Fra Diego La Matina, il personaggio di uno dei suoi libri più belli: Morte dell’inquisitore.
Non resisto dalla voglia di riportare, parola per parola, uno di quei passi del maestro che rileggo spesso ed a cui sono molto affezionato, è tratto dal racconto Cronache scolastiche all’interno de Le parrocchie di Regalpetra, il suo primo libro, datato 1953, quando lo scrittore era ancora un professore di scuola elementare:

Io penso – se fossi dentro la cieca miseria, se i miei figli dovessero andare a servizio, se a dieci anni dovessero portare la quartara dell’acqua su per le scale lavare i pavimenti pulire le stalle; se dovessi vederli gracili e tristi, già pieni di rancore; e i miei figli stanno invece a leggere il giornalino, le favole, hanno i giocattoli meccanici, fanno il bagno, mangiano quando vogliono, hanno il latte il burro la marmellata; parlano di città che hanno visto, dei giardini nelle città, del mare. Sento in me come un nodo di paura. Tutto mi sembra affidato ad un fragile gioco; qualcuno ha scoperto una carta, ed era per mio padre, per me, la buona; la carta che ci voleva. Tutto affidato alla carta che si scopre. Per secoli uomini e donne del mio sangue hanno faticato e sofferto, hanno visto il loro destino specchiarsi nei figli. Uomini del mio sangue furono carusi nelle zolfare, picconieri, braccianti nelle campagne. Mai per loro la carta buona, sempre il punto più basso, come alla leva, sempre il piccone e la zappa, la notte della zolfara o la pioggia sulla schiena. Ad un momento, ecco il punto buono, ecco il capomastro, l’impiegato; e io che non lavoro con le braccia e leggo il mondo attraverso i libri. Ma è tutto troppo fragile, gente del mio sangue può tornare alla miseria, tornare a vedere nei figli la sofferenza e il rancore. Finché l’ingiustizia sarà nel mondo, sempre, per tutti, ci sarà questo nodo di paura.

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Matteo Collura – Il maestro di Regalpetra, vita di Leonardo Sciascia ultima modifica: 2017-09-25T08:00:38+00:00 da Roberto Bruccoleri

Su Roberto Bruccoleri

Nato ad Agrigento nel 1983, si forma a cavallo degli anni '90 tra sale giochi, campi di calcetto di cemento e spiagge incontaminate, a 18 anni ha la fortuna di andare a studiare a Roma e lì la vita gli comincia ad offrire le meraviglie che è capace di elargire. Oggi vive a Milano ed è un professionista del settore turistico, ma continua ad amare e visitare continuamente la sua immensa Sicilia, fonte inesauribile di magia e sensazioni profonde. Instancabile viaggiatore e famelico lettore, si vanta continuamente di essere nato a metà strada tra i paesi natii di Sciascia (Racalmuto) e Pirandello (Porto Empedocle), la sua massima è: "l'ignoranza è la verginità della mente".

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