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La caccia alle streghe in Europa - Brian P. Levack

La caccia alle streghe in Europa – Brian P. Levack

Un libro storico sulla caccia alle streghe in Europa quello di Brian P. Levack, un’analisi completa e stringente su un fenomeno che si è regalato moltissime condanne ed esecuzioni, una pagina quanto mai nera della civiltà occidentale. Senza banalizzazioni ed evitando sensazionalismi l’autore sfodera una narrazione chiara e teorie interessanti.

L’attrattiva delle streghe

Le streghe sono tutt’oggi in grado di suggestionare l’immaginario collettivo. Forse non si riconoscono in loro gli stessi connotati del XV secolo, che pure non sono spariti del tutto, forse si nascondono dietro le amabili fattezze della Bullock o quelle più conturbanti della Kidman, oppure si sono creati il loro mondo parallelo in cui la fa da padrone un ragazzino indisponente, o ancora sono vecchi saggi che guidano ad imprese improbabili un manipolo di nanerottoli coi piedi pelosi, comunque già tutte queste varianti dimostrano l’attrattiva che le storie che vede coinvolti streghe e stregoni hanno sulla nostra fantasia.

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Si tratta di storia

Ecco, scordatevi tutto questo, qui si parla di un fenomeno ben preciso svoltosi in un’epoca circoscritta che ha portato alla caccia di una tipologia di strega ben definita, pur con variabili territoriali e cronologiche. Soprattutto non si dà nessuno spazio a fantasiose e avvincenti invenzioni, si analizzano fatti accaduti che hanno coinvolto persone in carne e ossa, approfondendo una pagina per nulla onorevole della storia europea.
Si tratta di un libro storico, quindi mettetevi nella disposizione di seguirne le argomentazioni e non di vagare con l’immaginazione, ma non temete di dover affrontare un discorso ostico e noioso, Levack sa essere scorrevole, didascalico ma non pedante, battendo il chiodo dove crede sia importante ma non esagerando mai fino ad avvitare gli argomenti su loro stessi.

Un testo privo di semplificazioni

Non mi pare il caso di riassumere la narrazione proposta da Levack, lo farei male e in modo incompleto, anche perché l’autore ci invita a considerare la complessità della questione e a non banalizzare o semplificare la concatenazione di cause che hanno portato all’uccisione di molte migliaia di innocenti nel cuore della civile Europa. Vorrei piuttosto rilevare alcuni punti che mi hanno particolarmente colpito, invitandovi a leggere La caccia alle streghe in Europa per intero, per approfondire la questione attraverso un testo completo e ben impostato.

Alcune erronee convinzioni

Innanzitutto vengono chiariti alcuni punti attorno a cui si sono create leggende erronee. Per esempio viene ridimensionato il numero delle persone processate e uccise durante le cacce. Non che ciò renda meno colpevole la società che ha perpetrato i crimini e i numeri citati restano comunque ragguardevoli, però è giusto riportare il fenomeno alle sue reali dimensioni. Spagna e Italia, che nell’immaginario sono la culla delle esecuzioni, si rivelano come territori meno propensi di altri a bruciare streghe. Anche il ruolo dei religiosi assume una complessità diversa da quella che un po’ tutti immaginiamo. Il ruolo della Chiesa cattolica così come dei movimenti della Controriforma non permette certo loro di smarcarsi da una posizione di colpevolezza,  ma hanno anche contribuito ad attenuare il desiderio di roghi e alla fine delle esecuzioni. Potrebbe forse apparire contraddittorio, ma se pensiamo alla durata del periodo, alle diverse ramificazioni dei religiosi nei vari territori, ai conflitti che li hanno visti scontrarsi gli uni con gli altri, insomma alla complessità della situazione, pare corretto approfondire i vari risvolti senza fermarsi a facili e superficiali condanne, almeno non solo a quelle che comunque non saranno mai abbastanza.

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La storia si fa dall’alto o dal basso?

Ribadendo quanto il libro scandagli le diverse cause di vario tipo per spiegare il fenomeno, occupandosi sia delle élite che della popolazione comune, è indubbio che dia grande importanza a due cause fondamentali: lo sviluppo del concetto di stregoneria (che arriva ad identificarsi attraverso il patto con il diavolo) e le novità giuridiche, due fattori decisivi perché avesse luogo la caccia alle streghe. Entrambe queste novità derivano dall’alto, hanno preso corpo negli ambienti intellettuali e religiosi la prima, tra magistrati e governanti la seconda. Insomma, nonostante le cautele e i chiarimenti dell’autore, pare proprio che la caccia alle streghe sia stata partorita dall’alto e poi iniettata nella tessuto della popolazione. Al di là dell’argomento in questione, non posso fare a meno di chiedermi se abbia funzionato sempre così (troppo grande come argomento perché io possa avere qualcosa da dire), ma ancor di più se funzioni ancora così. Il sistema per racimolare informazioni e per acquisire conoscenze oggi è molto diverso da allora, ma alla fine è davvero la gente comune a condurre le danze come vogliono farci credere? Secondo Levack gli intellettuali hanno prodotto un concetto di stregoneria cumulativo di quelli precedenti e lo hanno dato in pasto alle paure del popolo, raccogliendone poi i frutti attraverso modifiche alle leggi. Probabilmente oggi, dove vige la democrazia, la popolazione ha un ruolo maggiore grazie ai voti che porta, di certo però non è cambiata la direzione delle parole di molti politici e intellettuali: la pancia della gente. Non vado oltre perché potrei perdermi e annoiarvi, ma mi pare che spunti ce ne siano a bizzeffe.

Le streghe oggi

Dove Levack non mi convince è la parte finale (minima rispetto al tutto), quella in cui paragona la caccia alle streghe del passato a quelle di oggi. L’autore, nel confronto, rimane strettamente ancorato alla costruzione del discorso portato avanti lungo tutto il testo e quindi non concede troppe somiglianze con accadimenti più recenti. Mi pare però che pecchi di rigidità, perché cerca di ritrovare gli stessi elementi e passaggi che hanno caratterizzato quel determinato fenomeno. Capisco il desiderio di ancorare la caccia alle streghe alla teoria che propone, proprio per salvaguardarne la specificità da lui descritta, e trovo interessante l’impostazione per quanto riguarda quel preciso fenomeno. Ma le streghe di oggi possono avere una diversa connotazione sviluppata in un differente contesto, tentare parallelismi più audaci non significa mettere in discussione quanto teorizzato nel libro. Io, per esempio, in questo momento mi sento di poter avvicinare (con tutti i distinguo del caso) le streghe di allora agli immigrati oggi in Italia. I politici fanno perno su paure e insicurezze economiche della popolazione, l’informazione contribuisce a creare un concetto di immigrato che metta in subbuglio la gente e quindi legifera per permettersi di agire al di fuori della normalità (o almeno propone una tipologia di leggi che mostrino un tale atteggiamento in pubblico). Si tratta di un pensiero buttato lì, per carità, giusto per esplicitare cosa intendo quando dico che i paragoni possono svolgersi in modo più ampio senza recare danno alla teoria madre. Insomma, le streghe oggi hanno assunto nuove forme, forse perché è vero che si trasformano ma non, come credevano in passato, per banchettare con il diavolo, bensì per restare al passo con i tempi, oppure perché essendo nelle nostre teste siamo noi a cambiar loro forma.

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La caccia alle streghe in Europa – Brian P. Levack ultima modifica: 2017-04-10T09:00:43+00:00 da agafan

Su agafan

agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma lei compensa con altre caratteristiche, aggira l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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