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David Foster Wallace, considera l’aragosta

Di David Foster Wallace si parla molto ultimamente, a volte giustamente per la grandezza della sua opera, a volte perché lo scrittore statunitense è diventato post mortem un autore di moda che fa molto figo se citato ad una cena hipster. Pazienza questo è il destino dei grandi artisti travolti, loro malgrado dalla nomea dettata dalla macchina del fenomeno di costume.

Detto ciò non commettete l’errore di pensare che Wallace sia un fenomeno leggero e modaiolo per una semplice ragione: “la mente migliore della sua generazione” (come scrisse il New York Times) è l’anello di connessione fra la filosofia di Nietzsche e l’iper modernità con cui ci stiamo confrontato in questi anni.

La spiego meglio: Wallace racconta il mondo che vive senza giudizio morale (qui si potrebbe aprire un dibattito su Una cosa divertente che non farò mai più) ma cercando di capire quale sia la chiave, lo squarcio verso altri mondi, verso la parte più angosciante dell’uomo: la spiritualità.

Wallace scrive prima dell’ondata di nichilismo e narcisismo che travolgerà l’Europa con l’Isis, ma in qualche modo dentro il suo mondo letterario c’è già tutto quello che vedremo: pornografia, droga, consumo e insoddisfazione, voracità esistenziale. E allora se dovessi permettermi di consigliare un percorso all’interno dell’opera di Wallace come prima tappa non sceglierei i suoi romanzi, incredibilmente potenti ma troppo difficili e complessi per affezionarsi immediatamente alla sua penna.

Proporrei un approccio più periferico partendo dalla sua attività di reporter e dai racconti perché in quelli si evidenzia la parte, a mio parere, più affascinante di Wallace: il punto di vista, la decontestualizzazione atemporale di ogni argomento trattato. Wallace ha collaborato con molti giornali (Rolling Stone, Vanity Fair, ecc.) ha insegnato scrittura creativa e filosofia, partecipava attivamente al dibattito culturale basti pensare ai suoi meravigliosi contributi alla rivista McSweeney’s  di Dave Eggers ( se andate in California non perdetevi i suoi meravigliosi negozi tra l’altro), insomma David Forrest Wallace era soprattutto un cercatore con un’unica domanda in testa: dov’è andato a finire l’uomo?

Per questo io consiglierei come partenza per il viaggio nella labirintica mente di Wallace Considera l’aragosta, una raccolta di saggi di cui alcuni precedentemente usciti su riviste in cui lo scrittore nei panni del reporter racconta da punti di vista insospettabili la realtà dell’America di inizio secolo. Si parte da Il Il figlio grosso e rosso, un viaggio nell’industria americana del cinema porno e si arriva al Commentatore ovvero gli occhi di un ragazzo spaventato che assistono ad un talk radiofonico politico, si continua fra critica letteraria raffinatissima e la fiera delle  aragoste del Maine da cui il libro prende il titolo, passando per il racconto della campagna per le primarie di MC Cain nel 2000 (nota bene otto anni dopo sfiderà Obama), fino ad una gustosissima sfuriata nei confronti del grande Philip Roth. Considera l’aragosta è un libro che non può non sconvolgere per l’incredibile capacità di aprire al misticismo più intimo, di minare quella piccola capacità di distinguere il minimo di realtà sufficiente che ci permettere di uscire di casa e andare a lavoro, quella fiducia nella quotidianità che Hume ci aveva infondato: non si può non rimanere colpiti dal vero e proprio post-modernismo che Wallace ci fa scivolare nella bocca con dolcezza e che all’improvviso ci fa attorcigliare in un mal di pancia chiamato “disagio della civiltà”.

David Foster Wallace si avvicina più che a chiunque altro a Nietzsche per la sua capacità di guardare in faccia la contemporaneità e ridicolizzarla di fronte alla fragilità della condizione umana. Ho lasciato a parte un racconto di Considera l’aragosta, perché volevo dedicare un pensiero solo a quello: La vista da casa della sig.ra Thompson. In questo articolo Wallace racconta l’11 settembre vissuto dal salotto di casa di questa signora americana che diventa immediatamente il punto di vista degli americani medi timorati di Dio. Il racconto è la possibilità di entrare nell’intimo di una parte della società in uno dei momenti più tragici della storia americana, ma è soprattutto per chi aveva meno di trent’anni all’epoca dei fatti la possibilità di fare i conti con un parte del proprio inconscio. Wallace ha l’intuizione non letteraria, umana, di avvicinarsi e di vivere un giorno così importante da una posizione completamente differente dalla sua. Il risultato è una delle cose più belle che mi porto dentro della letteratura.

David Foster Wallace, considera l’aragosta ultima modifica: 2017-04-14T14:02:34+00:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in Filosofia e performer, ha scritto due album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" è stato disco della settimana dì Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" è stato ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Ora è in uscita il suo terzo album.

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