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Intervista a Paolo Maggioni

Intervista a Paolo Maggioni: il calcio tra poesia e quotidianità

Ho incontrato per Estetica-Mente Paolo Maggioni, giornalista Rai, scrittorie del libro Il rumore non fa gol (leggi qui la recensione) e autore di uno splendido documentario dedicato a Beppe Viola, mi ha raccontato di Totti e di tanta poesia del calcio.

La prima domanda viene quasi da sé questa settimana, Totti potrebbe entrare in una graphic novel o in un romanzo come il tuo Facchetti? Bé certamente Totti è un personaggio epico, simbolo che si è completamente immedesimato in questo ruolo, leader di una squadra di opposizione e non di governo per dirla così.
Poi c’è la vicinanza tra città e la squadra, Totti cresciuto a San Giovanni quartiere bello di Roma che si schiera con una squadra che non ha vinto molto ma ha sempre sognato di fare cose belle. Poi nel rapporto meraviglioso con la città c’è anche la bellezza di poter fare qualcosa di grande nella propria città.
Anche il suo discorso d’addio è stato commovente, ha toccato i cuori dei romani e non solo, insomma certo Totti ha tutte le caratteristiche di un racconto fantastico.

Nel tuo libro, oltre alla storia di Facchetti, c’è la storia di un bambino che costruisce un rapporto col padre attraverso il calcio e anche Totti ha parlato ai bambini, c’è qualcosadi speciale nel rapporto di questi campioni con il proprio pubblico? Queste figure, che vengono definite con un termine abusato ma preciso “le bandiere”, sono quei calciatori che non cambiano maglia, che sanno creare senso di appartenenza, non solo calcio, non solo pubblico ma popolo.
Il mio libro si chiude con l’espulsione di Facchetti, lui esce dal campo ma è smarrito perché non è abituato a quella sensazione e allora è il pubblico che accompagna il suo leader verso lo spogliatoio, si costruisce una comunità.
Quando Totti nel suo discorso ha detto che “chissà quanti bambini sono cresciuti con me e ora sono adulti” ha detto una grande verità perché figure come Zanetti, Del Piero, Facchetti, diventano gente di famiglia. La poesia più alta del calcio è quando papà e figlio o ancora meglio papà, figlio e nonno vanno allo stadio per venticinque anni tutte le domeniche e partecipano alla partita con il proprio beniamino. Maldini, Facchetti, Totti, Del Piero, alla fine gli vuoi bene perché fanno parte delle tue abitudini.
Totti ha ammesso di avere paura del futuro perché in effetti non è facile, quando si spengono le luci, smettere il ruolo di sciamano, capo branco ed è qui che l’amore del proprio pubblico conta ancora di più.

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Ma non c’è un pò di fanatismo in questo amore per le proprie bandiere? Ma senti, io quando vedo il portinaio di Roma con il poster di Totti o della grande Inter non vedo nessun fanatismo ma solo la foto di un grande amore che non vuoi dimenticare. Un pò come se fosse la foto di un grande amore che vuoi coltivare ogni giorno, anche sognando.

La frase che da il titolo al tuo libro “Il rumore non fa goal” è di Facchetti giusto? A dire il vero nasce da Helenio Herrera, uno che metteva sul comodino dello stopper la foto del centravanti avversario e la foto dello stopper avversario sul comodino del centroavanti, aveva il senso di dire che se ci immaginiamo la nostra forza possiamo farcela, possiamo vincere, le parole non segnano.
L’ho scelta per il libro però, oltre che per la forza dell’immaginifico di questa frase, perché volevo lanciare un messaggio sulla brutta vicenda di equiparazione tra Facchetti e altri personaggi di calciopoli, fatta da alcuni giornalisti montando parecchia panna attorno ai fatti.

Oggi pensi che la poesia del calcio sia ancora un valore per chi inizia a giocare a calcio o soldi e fama hanno un pò oscurato il lato della fatica, dell’amore e della passione? È una bella domanda ma non si può rispondere facilmente, io non so se i ragazzini che iniziano a fare il calciatore sono spinti dai genitori o dalla passione, so che i ragazzi che giocano per la strada hanno ancora un sogno bello e bisogna raccontare le vicende belle. Questa idea del calcio, cresciuta per la strada, travalica il campo di calcio per arrivare alla letteratura, al romanzo di formazione. Sai poi i calciatori di vent’anni che fanno i selfie in discoteca stanno semplicemente facendo le cose che fanno i loro coetanei solo con più soldi e celebrità, quindi non mi sembra così strano in fondo.
I sogni dei ragazzi a Roma, come ha detto Totti, sono ancora a forma di palla. O per citare Maradona “La palla non si sporca mai”.

C’è un personaggio che in questo periodo ti emoziona, ti diverte, qualcuno che ti farebbe venir voglia di scrivere? Ma sicuramente Gabigol (leggi per quei due che non sapessero Gabriel Barbosa Almeida,  ovvero il centravanti ventenne dell’Inter), mi consola vedere l’affetto riservatogli da San Siro dopo essere arrivato come un Messia, uno obbligato a tirar fuori dal pantano la squadra, un ruolo a cui sicuramente non era ancora pronto. Ha creato un rapporto col pubblico straordinario, lo definirei un metacalciatore, uno che, nonostante le richieste improbabili, riesce comunque a stabilire un rapporto col la tifoseria perché figura bellissima con molta ironia e simpatia.

Questa è comunque una rubrica di letteratura, quindi la domanda è scontata, quali sono gli autori che ti hanno influenzato o che ami maggiormente tra quelli che hanno scritto di calcio? Bè primo in assoluto, senza competizione, Galeano, uno che aveva un rispetto profondo per il sentimento, per la passione del calcio. Una narrazione popolare che invade tutta la società e diventa critica sociale, politica.
Poi come dimenticare gli stopper assassini di Soriano e tutti gli altri meravigliosi personaggi che ha inventato.
Loro sono due scrittori che hanno restituito l’epica del calcio e hanno contagiato il racconto radiofonico, la telecronaca. Il racconto, la partecipazione anche sopra le righe come quella di Víctor Hugo Morales  è sicuramente figlia di quella scuola letteraria.
Ricordo quando Morales, commentando il gol di Maradona all’Inghilterra, disse “Aquilone cosmico da quale pianeta sei arrivato?” un’immagine che ha tutti i connotati della poesia.
In Italia non si può prescindere da Mura e naturalmente Beppe Viola. Ma anche Terruzzi nel rugby e Marco Pastoresi nel ciclismo.

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Intervista a Paolo Maggioni: il calcio tra poesia e quotidianità ultima modifica: 2017-06-03T14:36:58+00:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in Filosofia e performer, ha scritto due album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" è stato disco della settimana dì Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" è stato ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Ora è in uscita il suo terzo album.

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