Home / Attualità / Interviste / Amélie Nothomb: “Sono cresciuta con le favole”

Amélie Nothomb: “Sono cresciuta con le favole”

Intercettata a Milano per la presentazione del suo ultimo libro Amélie Nothomb ci racconta il suo “Riccardin dal ciuffo” ed è subito un viaggio nel mondo gotico fantastico. 

Incontrare Amélie Nothomb dopo tanti anni in cui leggi i suoi libri e le sue interviste è esattamente come te l’aspetti: Ia scrittrice giapponese-belga si presenta col cilindro e un vestito rigorosamente nero alla libreria La Tramite di Milano, facendo risaltare l’incredibile coerenza fra Amélie Nothomb e le sue parole. L’occasione è quella della presentazione del suo ultimo libro “Riccardin dal ciuffo” (clicca qui per leggere la nostra recensione), reinterpretazione di una favola antica, lavoro già affrontato in altri scritti.

Per quale ragione hai deciso di riscrivere una favola, non è la prima volta, tra l’altro, che lo fai. Sono cresciuta con le favole, sono stata educata con le favole. Le ho lette a tutte le età della mia vita. Mi hanno fatto crescere perché sono storie terribili con una grande crudeltà che mi hanno reso una persona più forte nella vita. Ho dunque voluto dare la mia versione, in particolare a questa favola (Riccardin dal ciuffo) devo ciò che sono diventata.

È diverso scrivere un romanzo o una fiaba? Per uno scrittore che si rivolge agli adulti è una regola che il finale sia triste e infelice, mentre per gli scrittori di fiabe vale la regola nel senso opposto.

Ma le fiabe valgono solo per i bambini? No, le favole valgono per tutti, soprattutto per gli adulti, perché hanno archetipi in cui tutti, in qualunque momento, possono riconoscersi. Anche gli scrittori sanno che quando si scrive per bambini in realtà si sta scrivendo anche per i genitori di quei bambini e questo li fa scrivere in modo diverso, più libero.

Hai già affrontato il tema dell’infanzia nell’iperrealistico Metafisica dei tubi, cos’è per te l’infanzia?  L’infanzia è sicuramente l’età più importante. È l’età della prima definizione, della prima impregnazione, dell’acquisto del linguaggio.  È il momento nel quale diamo il primo senso alle parole. È un periodo fondamentale che succede una volta sola nella vita con questa forza. L’impressione unica che abbiamo quando siamo adulti di scoprire parole sconosciute è niente in confronto a quando siamo bimbi e abbiamo tutto il tempo per scoprire, abbiamo solo nuove possibilità intorno a noi. È una eta straordinaria da analizzare quando sei uno scrittore.

Nei tuoi libri c’è molta filosofia accennata o nascosta tra le pieghe delle tue parole ma hai un filosofo che ami particolarmente o una filosofia che ti è più vicina di altre? Nel quotidiano nessun altro filosofo mi aiuta di più di Socrate. Lui dice che ciò che non sai, non lo puoi sapere. È una frase che serve nel quotidiano. Viva Socrate! E Socrate non scriveva, è grazie a Platone che sappiamo qualcosa di lui.

Acquista su Amazon.it

Amélie Nothomb: “Sono cresciuta con le favole” ultima modifica: 2017-02-24T08:00:21+00:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in Filosofia e performer, ha scritto due album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" è stato disco della settimana dì Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" è stato ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Ora è in uscita il suo terzo album.

Può interessarti

Teneri Violenti – Intervista a Ivan Carozzi

Ivan Carozzi ci racconta il suo Teneri Violenti,  precarietà e ideali frustrati. (clicca qui per leggere …

Nessuno come noi – Intervista a Luca Bianchini

“Questo è un libro che mi ha fatto piangere molto, un libro duro”. Luca Bianchini …